Perché gente più stupida di me riesce a laurearsi?

laureato stupidoGià, perché gente più stupida di me riesce a laurearsi?

Questa domanda riaffiora spesso dall’oceano di pensieri che bagna il cervello di molti studenti italiani. Ed è una domanda del tutto legittima e fondata. Perché se una buona metà dei fuoricorso è rappresentata da depensanti cialtroni felici di prolungare il più a lungo possibile la condizione privilegiata di studente mantenuto, l’altra metà è costituita da individui brillanti, sensibili, dotati, corrosi fino al cuore dal demone del senso di colpa.

Innanzitutto bisogna cercare di capire quali significati attribuiamo all’intelligenza senza finire in sofismi o in ragionamenti profondi, dal momento che ci troviamo nel blog famoso per essere zeppo di stereotipi e errori grammaticali.

Facendo un discorso generale possiamo dire che una persona è intelligente se possiede una buona velocità di pensiero, una discreta facilità nell’apprendere una materia e una sufficiente cultura generale.

Facendo un discorso altrettanto generale possiamo dire che una persona è stupida se possiede una certa lentezza di pensiero, un’innata difficoltà nell’apprendere una materia ed una scarsa cultura generale.

Ora, se si dovessero paragonare queste due tipologie, intelligente e stupido, a due animali, quali animali sceglieremmo?

“Probabilmente per l’intelligente lo scimpanzè e per lo stupido il mulo”

Esattamente.

Il mulo è stupido, e sa di essere stupido, anzi non lo sa e per questo è stupido, quindi fa l’unica cosa che la sua poca materia grigia gli permette di fare: eseguire un ordine. L’università dei giorni nostri non è difficile, basta solo studiare -per alcuni tanto, per altri un po’ meno- ma studiare non è altro che un ordine. Quindi spesso persone poco dotate si laureano nei tempi giusti perché sono esattamente come un mulo che trasporta sacchi di patate mentre il padrone lo frusta con il ramo di un acero.

Non hanno coscienza di quello che stanno facendo, stanno solo perseguendo l’obiettivo che gli è stato dato: avere quel cazzo di pezzo di carta. La loro è una logica semplice, sanno che per raggiungere 2 devono fare 1 e non si fanno alcuna domanda su quello che stanno facendo o su quello che non stanno facendo, lo fanno e basta, e nonostante le scarse doti intellettive, la pazienza e il metodo li porteranno alla fine a conseguire l’agognato obiettivo.

Poi c’è la tipologia dello stupido leggermente meno stupido, ovvero quello che è consapevole di essere stupido ma è convinto che una laurea lo rivaluterà agli occhi di tutti coloro che lo ritengono stupido fin dalle elementari. Per lui laurearsi diventa una questione esistenziale e quindi si impegnerà fino all’esaurimento per ottenere il riconoscimento che comunque non gli verrà mai dato.

Perché se uno ti ritiene stupido, non cambierà mai idea, anche se vincerai 78 nobel per la fisica, sarai sempre l’idiota che ha vinto il nobel grazie al CEPU.

Poi c’è lo scimpanzé. Lo scimpanzé è abbastanza intelligente da capire che l’essere umano è un coglione, perciò lo accontenta risolvendo qualche puzzle del cazzo per farsi dare due banane. Ma non farà mai dei lavori pesanti al posto suo. Provate a costringere uno scimpanzé a fare qualcosa, vi staccherà la faccia a morsi. Allo scimpanzé piace godersi la vita, mica è stupido, e trascorre le giornate a coccolarsi con i suoi simili, a spulciarsi, a dormire e a scopare, a seguire le sue inclinazioni.

Così lo studente intelligente è consapevole che quello che sta studiando lo dimenticherà per sempre due minuti dopo l’esame, è consapevole che una laurea al giorno d’oggi è solo uno strumento per mantenere l’apparato universitario pagando la retta, è consapevole di tutte le idiosincrasie della situazione, perciò il suo subconscio gli sabota il percorso di laurea distraendolo con altri milioni di stimoli.

In effetti per una persona intelligente qualsiasi film dei fratelli Farrelly è intellettualmente molto più stimolante di un manuale di diritto dei trasporti, e starsene stravaccato sul divano a guardarsi tali perle è altrettanto piacevole come lo è grattarsi le chiappe con un ramo di bambù per uno scimpanzé.

“Ti ricordi la malaria, il tifo, quella brutta forma di herpes genitale?”

Perché all’università non si impara nulla, si perdono i migliori anni della vita a studiare mattoni insignificanti per finire a fare il cassiere in banca, mansione che può essere svolta anche da un bonobo, e che i bonobi non svolgono semplicemente perché hanno risposto con un bel vaffanculo quando glielo hanno proposto. Oltretutto potete scordarvi anche il posto in banca, in questo periodo ne è disponibile solo uno ogni morte del papa ed è prenotato per il figlio del sindaco che ha preso il diploma per miracolo.

Sostanzialmente gli studenti fuoricorso intelligenti sono risucchiati da un sistema insensato che da un lato li spinge a seguire i propri interessi e a tralasciare lo studio mentre dall’altro li espone al giudizio del senso di colpa che gli divora lo spirito. Perché lo scimpanzé può godersi la vita, l’essere umano no.

Perché in questa società l’intelligenza è dannosa. L’istruzione non è più esclusiva dei nobili, che studiavano quel cazzo che gli pareva senza sentirsi in colpa, e quindi venivano premiate le più nobili menti autodidatte.

La classe dirigente è costituita dagli stupidi, che appunto si laureano e riescono a raggiungere gli obiettivi, mentre le menti più brillanti sprecano la loro vita cercando di portare a termine una laurea più insensata della loro vita.

(Questo non esclude che esistano persone intelligenti che si laureano e persone stupide che non lo fanno, ma quella che dovrebbe essere la normalità sembra essere ormai l’eccezione).

Basterebbe fare una semplice cosa per risolvere il problema: lasciare gli studi. Perché è una prigione, quella del fuoricorso, da cui è impossibile uscire. Impiega 5 anni per fare la metà degli esami e poi si insinua nel suo cervello l’idea più maledetta di tutte: “Beh ormai che ho fatto questi esami vale la pena fare uno sforzo e finire”. Sbagliato, non vi laureerete mai e poi mai. Anche se vi mancano due esami, anche se vi manca solo la tesi, mollate quella cazzo di facoltà. Fate altro, il poeta, il musicista, il personal trainer, il barbone. Qualsiasi cosa è moralmente più nobile di essere schiavi di una logica che pone il vostro vecchio compagno del liceo ritardato più lodevole di voi solo perché si è laureato in Ingegneria con un insegnante di sostegno. Inseguite i vostri sogni, le vostre passioni, le vostre idee, il prezzo da pagare è alto, tutti sono pronti ad attaccarvi, ma ne vale la pena. Accettate di spezzare il cuore di vostra madre che dovrà confessare al club di cucito che suo figlio ha mollato l’Università. Fate come Steve Jobs, ma non quello santo dipinto dopo la sua morte, quello vero, quello stronzo, quello che licenziava dipendenti a caso quando gli giravano i coglioni. Rischiate.

Perciò la prossima volta che vi chiedete perché gente più stupida di voi riesce a finire l’Università e voi no, la risposta è che siete destinati a qualcosa di più grande di una laurea, dovete solo trovare il coraggio di inseguirla.

Oppure è perché non avete voglia di fare un cazzo.

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